Il cibo è nutrimento e vita, è cura e attenzione, è socialità e comunicazione. Cucinare diventa quindi un atto profondamente creativo, giocoso, rassicurante, in cui ogni fase della realizzazione di una ricetta diventa un momento prezioso, da godere da soli o condividere con gli altri: preparare gli ingredienti, manipolare la materia, attendere la cottura, assaggiare. Fino al momento più bello e più atteso, quello del convivio...
mercoledì 22 febbraio 2012
Palazzo storico
Un po' di Storia
Già nel 1500 il palazzo “oggi Baretta” esisteva; prove inconfutabili sono presenti anche in un disegno a penna, inchiostro bruno e acquerello su carta, (5.9.1.) dell’anno 1596, conservato presso la Fondazione Ghirardi, Villa Contarini-Camerini di Piazzola; inoltre sono state riscontrate tracce antecedenti il 1200, di strutture emerse durante gli scavi del restauro.Molte Famiglie nobili sono presenti nelle vicissitudini del Palazzo Baretta, e questo breve resoconto è stato stilato da uno storico locale.
Iniziando dalle radici, dal catasto Napoleonico e dall’estratto da mappe “cattastico et perticazione della sesta presa del Piovado di Sacco”, datato 1675, emerse la Famiglia Fossa, il cui capostipite Clemente Fossa, acquistò tale immobile definita “casa domenicale con altre fabbriche, orto e brollo”.
Clemente Fossa fece uno dei più importanti restauri all’immobile: modificò la facciata frontale, sostituendo le tre arcate con l’attuale facciata settecentesca in stile palladiano; in seguito vennero “controsoffitate” le sale laterali del piano rialzato, conservando inalterate le travature a cassettone dipinte nel cinquecento.
In seguito a tali restauri, da “casa domenicale“, venne registrata come “casa di villeggiatura con brollo, e attigua casa del fattore e orto”.
La famiglia Fossa, viene ricordata nei documenti storici soprattutto perché nel 1670 donò preziose reliquie all’Oratorio di S. Maria e nel 1752 faceva celebrare in tale chiesetta quattro messe l’anno “senza obbligo, solo per devozione”.
Nel 1810 dopo esser passata agli eredi Girolamo, Pietro e Antonio Fossa, il Palazzo rimase eredità alla nobildonna Teresa Fossa.
Nella storia del “Palazzo Baretta”, dal Catasto Austriaco del 1828-1845 e Austro-Italiano del 1846-1889 risulta l’assegnazione dell’immobile alla famiglia “Busenello “ del quale capostipite “Conte Pietro fu Francesco”. Il nobile nel 1843 sostenne le spese per la grandiosa pittura del soffitto della chiesa di Legnaro eseguita dal Maestro (pittore) Bevilacqua (autore di molti affreschi in villa Pisani di Strà) il quale fu ospitato dallo stesso conte, e come dono dell’ospitalità, affrescò la saletta su piano rialzato rospiciente su via Roma.
Nel 1845 il conte Pietro inaugurò l’oratorio dedicato alla SS. Vergine Addolorata, sito nel brollo della “casa domenicale”. Il complesso fu ereditato nel 1845 da Giulia Busenello-Pagani e da Maria Zuccato, che nell’ottobre del 1846 fecero costruire la parte del fabbricato interna al cortile con piccionaia, (oggi trasformata in Locanda & Ostaria). Maria Zuccato, con il padre Tiberio, affittarono il Palazzo nel 1848 ai fratelli Boscaro.
Nel 1872 uno dei fratelli, il dott. Vincenzo Boscaro coniugato Bozzolan, con ambulatorio in Piazza del Santo in centro Padova, una volta acquistato l’immobile, iniziò il restauro trasformandolo in casa di cura per malati di malaria.
Agli inizi del 1910 l’immobile venne ceduto ad un commerciante di Vini, tale Giulio Rampin, soprannominato “Spigon”, che esercitò l’attività fino agli anni 1950-55. Nel 1960 dopo la donazione alla chiesa venne adattato ad asilo infantile rimanendo tale per venti anni, in seguito nel 1983, l’allora “Palazzo Spigon” fu ceduto a terzi, i quali avevano intenzione di abbatterlo allo scopo di lasciare spazio ad un centro commerciale; ottenuti i permessi, i lavori vennero fortunatamente bloccati in tempo dalla sovraintendenza di Venezia, il palazzo rimase in stato di abbandono per diversi anni.
Rilevato dalla Famiglia Baretta nel 1990, dopo un certosino restauro, al palazzo viene restituito il suo naturale splendore. Ad oggi sorge un suggestivo Ristorante di pesce ed adiacente un accoglietne Albergo *** e una Locanda.
I lavori di restauro della Famiglia Baretta
La prima durò circa 1 anno e consistette con la messa in sicurezza di tutto l’immobile: aumentare di profondità e larghezza le fondazioni, abbassare le platee dell’interrato, per poter avere l’agibilità; sostituire le travature non recuperabili, rinforzare le altre (tutte hanno subito oltre ad un capillare controllo, il trattamento adeguato - quelle del 1500, sono nello stato in cui sono state ritrovate, essendosi ben conservate grazie alle contro-soffittature poste nel 1670); abbiamo poi fortificati e coibentati muri esterni ed il tetto
Seconda fase l’impiantistica: recuperando le tracce esistenti dell’impianto fatto negli anni 50 (non più utilizzabile) si è provveduto a posizionare tutti i tubi ed i cavi, per l’impianto elettrico ed idraulico senza danneggiare altre parti dei muri, poi rivelatesi affrescate, o con disegni particolari.
Terza fase, pulizia dei muri con un sistema di ammollo delle pitture sovrastanti e raschiatura per mettere a nudo le pareti in cui affioravano le affrescature, con recupero di queste nonché di stucchi e marmorini. In questa fase è emersa tutta la sontuosità del nobile palazzo, avvalorata poi con la tiratura a piombo dei pavimenti in seminato veneziano, l'installazione di lampadari di Murano e l'arredo con mobili antichi restaurati.
Sono state applicate tutte le tecnologie possibili dal riscaldamento a pavimento; come tutti ben sanno, funziona a basse temperature e soprattutto la parte di calore a 20 gradi, si trova fino ad un metro e cinquanta da terra (i soffitti sono posti m. 4,5 da terra) con un notevole risparmio del 30% rispetto al riscaldamento tradizionale a termos radiatori o fan-coil. Anche le caldaie sono a basse temperature ed a compensazione, con documentabile risparmio di carburante (fino al 30%) e, di conseguenza, limitazione di produzione di anidride carbonica.
E' stato installato il depuratore a resine che sostituisce il calcio con il magnesio cosi da rendere l’acqua piu fluida, in modo da consumare meno detersivi per il lavaggio delle stoviglie con un risparmio fino al 50% rispetto all’utilizzo di acqua normale molto più dura.
Tutti i serramenti oltre ad essere da 60mm sono di castagno, legno più resistente agli sbalzi termici, con vetrocamera da 4+4 (di solito si monta il 3+3).
Tutte le lampade sono a basso consumo
A tutte le imposte vetrate sono state poste delle tende con braccetti su corde d’acciaio in materiale chiaro microforato che permette il passaggio dell’aria, della luce ma ferma quasi totalmente i raggi del sole evitando di penetrare nell’ambiente con un notevole risparmio di energia elettrica per il condizionamento estivo, nell’ordine del 30% essendo sempre l’ambiente fresco, grazie anche al raffrescamento a pavimento, cosi da avere una massa che riduce il calore delle persone, facendo risparmiare il condizionatore che serve solo con un numero elevato di ospiti nelle sale.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento
Lascia qui la tua opinione, un tuo consiglio, una tua curiosità...